Sono nato nel 1974 e risiedo a Medicina, città che i bolognesi attraversano mentre si dirigono verso il mare.
Tra la via Emilia e la San Vitale.
Tra la pianura e la collina.
Tra la nebbia e gli ombrelloni.
Tra due secoli.
Mi colloco così.
Sono giornalista e collaboro con diverse testate.
''La mia coscienza è la traccia 7 dell’ultimo album dei sigur ros" è il mio primo romanzo.
Ci sarà pure la recessione, non lo nego, però sabato sera per andare a mangiare un piatto di minestra ho dovuto telefonare a sette ristoranti, per poi ritrovarmi a mangiare in un tavolino approntato nel corridoio.
Una bella storia, tratta dalla Gazzetta dello sport:
Si ritira il ciclista più scarso della storia
A quasi 37 anni, e dopo una vita da gregario, si ritira dall'attività agonistica Wim Vansevenant. Il belga, dopo 14 anni tra i professionisti, dice basta al termine di una carriera che l'ha visto centrare una sola vittoria (una tappa al Tour du Vaucluse nel 1996) e chiudere tre volte di seguito (dal 2006 al 2008) il Tour de France all'ultimo posto della classifica assoluta. "Entro nella storia a modo mio", aveva detto Vansevenant, portacolori della Silence-Lotto, al termine dell'ultima Grande Boucle. "E' uno degli ultimi gregari del gruppo - sottolineava il suo ds Roberto Damiani - Il suo lavoro è difficile da spiegare: proteggere il capo, entrare nelle fughe bidoni...". Il futuro del belga è già segnato: succederà al padre nella conduzione dell'azienda agricola di famiglia
Come tutti gli anni a breve uscirà Broso di serpe, la pubblicazione medicinese con un po' di articoli seri e altri meno. Io sono tra i meno. Quest'anno mi propongo con il testo seguente:
Gente di Medicina
Il tempo passa e cambia la città, nelle architetture, negli spazi e anche nella gente che l’abita. Alcune categorie di persone spariscono, altre cambiano e altre ancora si formano. Conosciamo più da vicino la gente di Medicina.
Lavoratori da bar: i lavoratori da bar sono presenti esclusivamente nei locali di piazza Garibaldi e via Libertà. Abbigliati all’ultima moda, si destreggiano tra caffè e cappuccino (fino alle 10.30), campari e crodino (tra le 10.30 e le 12.30), ancora caffè (tra le 14.30 e le 17) e prosecco (tra le 17 e le 19). Parlano tanto, con le mani affondate nella ciotola delle arachidi, parlano di tutto a tal punto che nessuno sa quale sia il loro vero lavoro. Per complicare ancor di più le acque, sfogliano indistintamente (limitandosi ai titoli) giornali sportivi, economici, di cronaca e di gossip. Si sa soltanto che i loro uffici si trovano nel centro del paese.
Biasanot: storica figura medicinese, i masticanotte. Di età avanzata, la loro resistenza al sonno aumenta in proporzione all’imbiancarsi dei loro capelli, le leggende paesane parlano di eroi rimasti svegli da maggio a settembre inoltrato, pur di non abbandonare la postazione centrale nella panchina dinanzi all’ex bar sport. Ma gli anni passano inesorabili, alcuni biasanot sono stati dati per dispersi tra i portici del centro, altri continuano ad entrare nella sede della Banca del credito cooperativo per chiedere un bicchiere di sambuca e le chiavi della toilette.
I Pakistani: per i medicinesi non hanno un nome di battesimo, sono semplicemente: “i pakistani”. I pakistani sono gli extracomunitari che non fanno paura, quelli colorati, quelli che lavorano, quelli che hanno i bambini e che fanno avanti indietro sotto ai portici. I pakistani sono la salvezza delle massaie che alle 20 si ricordano di non aver comprato la verdura, perché i negozi dei pakistani non chiudono mai. I pakistani insidiano ai Biasanot le migliori postazioni sulle panchine di piazza Garibaldi.
Agricoltore della domenica: arriva in città solo di domenica, parcheggia la sua auto fuori dagli occhi altrui per timore di essere giudicato dalla cilindrata dell’autovettura. Si materializza sempre attorno alle nove del mattino, in concomitanza con la prima funzione religiosa del mattino.
E’ sempre in completo di flanella grigio incenso supportato da camicia bianca e cravatta regimental turchese e oro. Alla moglie dice di andare a messa ma non si sposta un centimetro dall’estremità nord di piazza Garibaldi. L’agricoltore della domenica impiega anni a costruirsi una posizione dominante all’interno dei capannelli che si formano in maniera spontanea, posizione che può essere persa mancando una sola volta all’appuntamento. Per questo motivo l’agricoltore della domenica non si ammala e non va mai in ferie. Ogni domenica, alle 11.50 in punto, in concomitanza con la fine della seconda funzione religiosa, sparisce senza lasciare traccia. Alla moglie che chiede come mai sia rimasto fuori così tanto, l’agricoltore risponde insultando il parroco che si dilunga sempre troppo nella predica.
Gli umarein da cantiere: ormai estinti, messi in crisi prima dal boom dell’edilizia, che li ha sfiancati fisicamente nel cercare di seguire una moltitudine di cantieri aperti in tutto il territorio, e ora definitivamente mandati in rovina dalla crisi del settore.
La manodopera straniera e le stringenti norme di sicurezza che ne rendono difficoltosa la presenza sui posti di lavoro senza casco e imbracatura, ne hanno definitivamente consacrato la fine.
Alcuni si sono riciclati come biasanot e altri, dopo essersi dipinto il viso e indossato tuniche sgargianti, si spacciano come pakistani.
Il pensionato pentito: alle 7.30 del mattino lo trovi in divisa a dirigere il traffico davanti alle scuole, alle 8.30 parte in bicicletta per scalare Montecalderaro, alle 11 porta a spasso nipoti, cuginetti e il cane ringhiso della vicina di casa; alle 12.30 si diletta, con scarsi risultati, in cucina.
Alle 14 cede, non senza lottare, a mezz’ora di pennichella, ma alle 15.30 dirige il comitato organizzativo della Sagra paesana. Alle 17 fa il giro completo delle agenzie immobiliari per avere argomenti di cui conversare sotto ai portici e alle 18 si dedica a un’ora di giardinaggio, se non possiede il giardino ripiega con il boschetto dell’Area Pasi. Alle 19 rientra a casa, mangia la cena preparata dalla moglie per poi crollare sul divano prima che inizi il telegiornale delle 20. Alcuni pensionati pentiti, tuttavia, riescono a risvegliarsi alle 23 e raggiungere i biasanot in piazza.
L'ingresso in facebook (dopo myspace e second life) mi ha distratto per alcuni giorni, ma ritornerò qui più forte di prima.
Facebook? Ci perdi un saco di tempo, interessante però, per quanta gente trovi e soprattutto per il fatto che ritrovi persone che davi per scomparse. Utile per fare e farsi marketing.