Riparte Annozero... e il fegato s'ingrossa.
È ricominciato voyager, e non dite che non lo vedete. Di conseguenza ricomincia anche il mio personale voyager tra i misteri che i circondano.
Le prime stranezze sono le seguenti: ieri pomeriggio un pakistano ha spento una sigaretta contro una colonna del portico sotto casa mia, bene, la macchia nera lasciata dalla cicca era uguale al volto di Tremonti a Porta a Porta. Sono rimasto interdetto e ho telefonato al parrocco.
Poi ho scoperto che lo stesso divano che ho comprato all’Ikea un anno fa ce l’ha anche un gommista di Cernusco sul naviglio. Qualcosa vorrà dire.
Questa mattina, mentre intingevo una macina nel latte, ho avuto un deja vù, mi sembrava che stessi facendo una cosa che avevo già fatto.
Il venerdì sera che precede la rievocazione storica del Barbarossa è dedicato alla sfilata di moda dei negozi medicinesi. Una sfilata paesana, senza vip e starlette, tra parenti, amici e un po' di pubblico. Da anni un paio due miei amici mi chiedevano di sfilare per loro, così, giusto per dare un tocco in più alla serata. Avevo sempre rifiutato, adducendo svariate scuse, lasciando spazio ai compaesani più alti e longilinei. Ma quest'anno ho deciso di aderire, senza particolari motivi.
Ho fatto la prima uscita, vestito sportivo: jeans, lupetto e giacca. Tutto bene, una fatica di circa 20 secondi. Poi sono rientrato e dovevo vestirmi elegante nel giro di pochi secondi perché dovevo nuovamente uscire sul palco. Mi sono infilato i pantaloni, la camicia, il cardigan e il cappotto, poi ho messo di corsa i piedi dentro un paio di scarpe a mano che vendono a oltre 300 (TRECENTO!!!) euro.
Ho subito sentito qualcosa di strano ma ho fatto il mio dovere. Poi l'organizzazione, mentre già mi stavo rimettendo nei miei abiti per andare a gustarmi la festa, ci ha obbligato a rimanere nel backstage per oltre un'ora in attesa dei saluti finali. Continuavo a sentire questa strana sensazione al piede, soltanto che sembrava sempre che da un momento all'altro dovessimo nuovamente uscire.
Sono fatte a mano, ci sarà una cucitura storta. Ho pensato.
Forse è rimasta dentro un po' di carta. Ho pensato.
Sarà l'etichetta. Ho pensato.
Volete sapere la verità?
Ho sfilato con un calzascarpe di plastica infilato dentro la scarpa destra.
E' il fine settimana della festa del Barbarossa. Solo chi vive dalle mie parti può capire.
Tra i monti della Svizzera, come tutti sappiamo, hanno messo in moto un arnese infernale per tentare di ricreare la stessa situazione che c'era appena un istante dopo in big bang: il cosiddetto BRODO PRIMORDIALE.
Ora, con tutti i soldi spesi per realizzare l'esperimento si poteva fare tanto di quel brodo vero, intendo quello di cappone oppure di pollo, da sfamare il terzo mondo per qualche anno.
Sui giornali ne leggi di tutti i colori. Pensi che siano i soliti giornalisti che vogliono creare allarmismo, manovrati da politici che inseguono secondi fini. Pensi che la il tuo background di sinistra non possa mai vacillare, eppure... a fine luglio sparisce dalla sede della mia società un telefono cellulare che avevamo su una scrivania e che nessuno di noi usava. Proprio perché nessuno lo usava, nessuno se ne accorge fino a ieri, quando arriva la bolletta Vodafone che ci informa che abbiamo da pagare oltre 1.100 euro su quel numero e che, comunque, arriverò un'altra bolletta, quindi non è finita.
Premesso, abbiamo la sede nel centro di una cittadina, entra parecchia gente a chiedere soldi o a cercare di venderci qualcosa e noi, per educazione, apriamo a tutti, anche se non compriamo.
Perché ho parlato di essere NON razzisti?
Ve lo spiego, anzi, vi faccio l'indovinello: apro il tabulato delle chiamate e mi trovo tre pagine di numeri.
Secondo voi verso quale nazione sono indirizzate le telefonate?