Ho detto che il mio ritorno alla navigazione internet a velocità di 56 k è stato traumatico, e non mi capacito di come una volte fosse naturale attendere tanto tempo per visualizzare le pagine.
Mi chiedo, quali ritorni al passato sarebbero tragici e quali no?
Tornerei a girare in una macchina senza aria condizionata?
Sarebbe dura, ma ce la farei.
Vivrei senza telefono cellulare?
Alla grande.
Vivrei senza l'adsl?
Assolutamente no.
Posso vivere senza Sky?
Lo faccio quotidianamente.
Senza il forno a microonde?
Lo faccio quotidianamente
Senza Berlusconi?
Mi mancherebbe.
Proprio in questo momento, mentre vi scrivo, sono in vacanza. Riesco a buttare un paio di pensieri sul blog perchè mi sono comprato una connect card per essere sempre connesso, ovunque io sia, con il mio portatile.
Un altro passo verso la fine.0981
Non mi interessa spiegare perché l’ho comprata, cioè la mia impossibilità a staccarmi dal lavoro, cioè quella sensazione di non avere la situazione sotto controllo che non mi farebbe gustare la vacanza.
Mi sono ripromesso che supererò questo problema, con il supporto psicologico del mio esimio socio in affari.
Comunque non è di questo che voglio parlare. La riflessione che faccio è la seguente, essendo in un posto un poco fuori mano, la connessione non è super UMTS, non è UMTS semplice, ma è GPRS, ergo la velocità è quella del vecchio modem a 56 k.
Tra l’apertura di una pagina e un’altra posso andare in bagno a lavarmi i denti, e mi scende la catena che mi ci voglia mezz’ora per spedire una mail di qualche mb.
Se penso che qualche anno fa questa era la normalità, e me ne stavo minuti in attesa, estasiato davanti al video, attendendo il momento in cui la pagina si fosse aperta, e già quella mi sembrava la rivoluzione.
Amo il calcio e giocavo a calcio.
Per festeggiare degnamente gli europei mi ritiro per una settimana in montagna dove la televisione non prende Rai 1. O vado al bar con i ruspanti montanari. O me la guardo di rimbalzo su studio stadio.
Eccellenti prospettive.
Però vi incollo qui un brano tratto dal mio vecchio romanzo che tratta il tema del pallone.
Non mi sembra vero di aver chiuso con il calcio. Dopo una vita intera scandita da allenamenti e partite. Tutti mi dicono che prima o poi riprenderò a giocare, ho anche un paio di scommesse in ballo, cene di pesce, giù al mare, ma io lo so che non ricomincerò, perché adesso sto veramente bene, l’altra domenica sono andato a vedere gli ultimi trenta minuti di partita della mia ex squadra, è stato bello vederla attraverso la rete di recinzione, non mi manca per niente, non mi mancano le piramidi, 200, 300, 400, 500 e 600 metri e poi l’inverso, non mi manca il potenziamento con balzi e ostacoli, l’odore di canfora nello spogliatoio, l’appello, le interminabili chiacchierate del martedì sulla partita della domenica, perché non hai scalato? perché non hai fatto la diagonale? dovevi raddoppiare sull’uomo, se la davi a lui non era fuorigioco. Non mi manca la doccia fredda perché gli amatori hanno usato tutta la calda, non mi manca mangiare alle dieci la domenica mattina e alle ventidue e trenta i giorni dell’allenamento, e soprattutto non mi mancano gli insulti, gli sputi e i calci della domenica e non mi manca il male alle gambe del lunedì mattina. Poi non mi mancano gli arbitri. Adesso passo al nuoto, che è tutto un mistero, perché so nuotare, o perlomeno me la cavo, però non ho mai fatto un corso. Mi sono iscritto con il mio geometra, ci siamo messi in un corso perché se andavamo da soli finiva che passavamo tutta la serata aggrappati alla scaletta a parlare. Ci siamo fatti piazzare in corsia 3, quella avanzata. Fra una settimana cominciamo.
Il calcio non l’ho mai considerato un passatempo, visto che alla fine non mi è mai piaciuto tanto. Infatti ho sempre giocato a causa dei miei problemi mentali, cioè che non so dire di no e che poi ho i sensi di colpa verso chi ha sborsato pure due lire per comprare la mia corsa a centrocampo e tutto il resto. Giocare a tennis mi sarebbe piaciuto di più, oppure lo yoga, che magari mi sistemavo la testa, o il calcetto. Allora il mio unico passatempo è suonare male la batteria, che oltre a essere scarso suono in un gruppo che non va avanti.
Alcune settimane fa scrissi il post “10 cose che ho fatto e che, nonostante tutto, potrei rifare”, con le peggiori stronzate compiute nella mia ancor quasi breve esistenza.
Ebbene, nonostante le 34 primavere, la paternità e un lavoro rispettabile, sabato scorso ne ho fatta un’altra.
Si sposava un mio caro amico, un personaggio strano, un po’ mod, in generale affetto da quella malattia che ti fa sembrare bello qualsiasi abito e/o oggetto che abbia almeno 20 anni.
Questo mio amico gira in lambretta, oppure con un’AMI 8 (chi la mai vista, un’AMI 8, me lo dica), si veste con abiti improbabili, scovati nella cantina della nonna, ragiona come se ci fosse ancora la lira, quando ragiona. Ma tutti, dico tutti, gli volgiamo un gran bene.
Gli vogliamo talmente bene che assieme ad altri 3 abbiamo affittato quattro abiti anni ’70 (o ’60?, o ’50? Boh?), comunque sia 4 completi che rasentavano l’inguardabile.
Pantalone da smoking nero (ovviamente) con fascia laterale in raso.
Giacca turchese cielo di Spagna in marzo con colletto di raso lucente.
Camicia turchese mare di Sardegna con tre piani di ricami in 3D sul petto che neanche Tony Manero il sabato sera...
Occhiali che parevo Al Pacino in Donnie Brasco.
I miei amici uguali a me, declinati in giallo, cappuccino e arancio. Con qualche macchia sulle camicie.
Ma che cosa c’è di grave, direte voi...
Cosa c’è?
C’è che sono salito sul pulpito per leggere la prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi...
Sono prosciugato. Non ho argomenti. Nel frattempo trasmetto musica da intrattenimento.
Il ponte del 2 giugno mi ha portato sui monti sopra Modena. Su un muro di un palazzo ho avuto la conferma dell'antica saggezza montanara. In colore rosso, da diverso tempo, su questo povero muro c'era scritto:
MICIO E MICIA, IO E TE 3 METRI SOPRA IL CIELO
Il montanaro, forse proprietario della casa, ha risposto:
VOI DUE, PRIMA O POI, 3 METRI SOTTO TERRA.