Chi sono

Utente: corradopeli
Sono nato nel 1974 e risiedo a Medicina, città che i bolognesi attraversano mentre si dirigono verso il mare. Tra la via Emilia e la San Vitale. Tra la pianura e la collina. Tra la nebbia e gli ombrelloni. Tra due secoli. Mi colloco così. Sono giornalista e collaboro con diverse testate. ''La mia coscienza è la traccia 7 dell’ultimo album dei sigur ros" è il mio primo romanzo.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visited *loading* times
mercoledì, 28 novembre 2007

Rientrate nei ranghi, per favore.

Domenica pomeriggio accendo la televisione (grave errore!), poi gironzolando in qua e in là finisco su canale 5 (errore imperdonabile!), c'è quella trasmissione insulsa e stupida che è Buona domenica.
Mi fermo a vedere cosa succede (me le cerco proprio), c'è un tale Bruno di qualche grande fratello che ziga (espressione dialettale per dire piange) in quanto nessuno lo ama più, appena uscito dalla casa erano tutti suoi amici e gli davano un sacco di lavoro, adesso fa un sacco di provini ma nessuno lo piglia nemmeno per una particina una fiction qualsiasi.
Ovazioni dal pubblico, tutti i suoi cloni-fratelli che annuiscono, la Perego con gli occhi lucidi.

Io volevo essere lì e dirgli:
"Ma gran coglione che non sei altro, ci sono attori che studiano recitazione per anni e che fanno fatica ad arrivare a fine mese, tu perché sei stato in quella casa pensi ti sia dovuto qualche futuro nello spettacolo?"

Ad un certo punto ha detto: "perché se me lo dicono torno a fare il meccanico?"
"Se me lo dicono?" Gli risponderei. "Ma non lo capisci da solo che non sai recitare, non sai ballare, non sai presentare, non sei bello e non parli nemmeno bene l'italiano? Se eri furbo, caro Bruno, mettevi da parte quei soldi che ti regalavano nei primi mesi e adesso ti aprivi una bella officina nuova".
Ma evidentemente renderà di più una bella piagnucolata in televisione.
postato da: corradopeli alle ore 28/11/2007 12:59 | link | commenti (1)
categorie: bruno, piangere, grande fratello, perego, canale 5
giovedì, 22 novembre 2007

Il quarto uomo

C'era una volta il terzo incomodo.
Ora è il momento del quarto uomo, dopo l'ascesa nel mondo del calcio, il quarto uomo viene finalmente consacrato dalle gesta del "quarto uomo" di Perugia.

A quando il quinto?
postato da: corradopeli alle ore 22/11/2007 17:07 | link | commenti
categorie: terzo, perugia, quarto uomo
mercoledì, 21 novembre 2007

Il ritorno del dj

Venerdì scorso sono rientrato in radio e, nella migliore tradizione di quella radio anarcoide che frequento malvolentieri, mi sono trovato questo messaggio minatorio. "Non accendere, potrebbe esplodere".

Immag037
postato da: corradopeli alle ore 21/11/2007 18:02 | link | commenti
categorie: bologna, radio, disc jockey
lunedì, 19 novembre 2007

Incerto e smarrito

Dopo diverse settimane di latitanza, nascosto dietro al racconto "Il veliero d'oro di Casalborsetti", torno a scrivere liberamente. Ne sono successe parecchie di cose, in questi giorni, non mi voglio dilungare troppo. Vorrei soltanto dire che sono stufo che da noi si debbano creare martiri ed eroi laddove i martiri e gli eroi sono ben altri. E aggiungo che qui da noi di quelli che sono veri martiri e veri eroi nessuno si accorgerà mai.

Un poliziotto spara in testa a un ragazzo. Il poliziotto deve pagare duramente (ma paghera veramente?). Ma al tifoso vogliamo concedere le esequie di stato? Lui che se ne stava con nove amici armati di sassi, coltelli, mazze e ombrelli fuori da un autogrill per pestare tre tifosi avversari?
Perché nessun politico è venuto al funerale della donna morta a Bologna perché avevano scambiato le ecografie? Quella per caso non è morta per mano dello stato? Ma di lei un paio di servizi e poi il silenzio.

Non ci vorrà molto che intitoleranno una strada a Carlo Giuliani, "voleva aiutare i deboli, odiava le ingiustizie" diceva suo padre. Vuoi aiutare i deboli? Fai come decine di italiani, di cui nessuno parla, che sfidano guerre e malattie per aiutare i più deboli in africa, asia e sud america, e qualcuno ci lascia le penne, ma nessuno ne parlerà mai. I più deboli non li aiuti con passamontagna ed estintore, un bambino del mozambico non si ciba dei vetri del negozio che spacchi a genova. E quello che gli ha sparato? L'ha pagata talmente a caro prezzo che ha confessato di aver ricevuto da Alleanza Nazionale la proposta per candidarsi alle prossime elezioni.

E vai! Viva l'italia.
postato da: corradopeli alle ore 19/11/2007 19:45 | link | commenti (3)
categorie: italia, ultras, polizia, morti, giuliani, g8
venerdì, 16 novembre 2007

Myspace

http://www.myspace.com/corradopeli

Non perché abbia inserito novità, a myspace dedico poco tempo, ma soltanto perché voglio che ascoltiate il brano che in sottofondo.
Sonic Youth, l'unico gruppo al mondo che l'età non riesca  a scalfire.
postato da: corradopeli alle ore 16/11/2007 17:01 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 14 novembre 2007

Il Veliero d'oro di Casalborsetti (ultima puntata)

ORE 22.39

Alle ventidue e trentanove otto agenti in divisa fecero irruzione nel locale. La scena che si presentava era questa.

Sette camerieri elegantemente vestiti stavano pestando una specie di barbone nell’angolo della sala, il poveretto nonostante i colpi che gli arrivavano da tutte le parti continuava a tenere salda in bocca la sua sigaretta.

Nove tipi strani con in testa dei cappelli da alpini plurimedagliati si stavano accanendo con indicibile cattiveria sul corpo di un gigante che se ne stava esanime in terra.

Dodici persone vestite elegantemente in giallo twingo stavano dilaniando di botte uno di loro. Lo percuotevano con tutto, sax, tastiera yamaha sx30, spazzole da jazz, il trombettista stava addirittura tentando di infilare l’ancia del suo strumento nell’orecchio destro e con la sordina gli percuoteva il menisco sinistro.

Un corpo apparentemente senza vita giaceva ai piedi della batteria, a prima vista sembrava proprio che gli mancasse il naso.

Ventitré assatanati stavano esplorando a fondo il corpo di una donna che cercava di divincolarsi con tutte le sue forze. Aveva uno strano vestito in tinta con quelli del complesso.

Una coppia si baciava appassionatamente a centro sala.

Uno strano tizio stava uscendo dal cesso con il naso infilato in una pallina da tennis.

OGGI

GIACOMO PEDRETTI:
Giacomo Pedretti e Marilena Facchini si sono definitivamente mollati, di comune accordo, nessuno dei due ha sofferto più di tanto. Lei s’è sposata con Ilie Notariescu, gestore di una rete di laghetti a pagamento nei carpazi. Lei si occupa dell’allevamento di lombrichi e camole.
Il nostro Giacomo Pedretti invece è entrato nel businnes. Dalla porta principale. Si è messo con Andrea Venturoli a gestire il Circolo TENNIS VITA di Villanova, confeziona trenta palline farcite al giorno, fa soldi a palate. Due volte l’anno organizza pure il torneo sociale dei clienti di fiducia.
Dovreste vedere che premi che girano.

FRANCO NARDELLI:
Franco Nardelli s’è quasi realizzato. Tutte le domeniche pomeriggio lavora al Linus di via Bottrigara. Clientela di quindicenni, ma va bene così, a quindici anni ci si pesta pure per una gomma americana alla fragola. In tre mesi d’attività ha steso ventisette adolescenti e tredici genitori. Un ragazzo di Ferrara è tuttora ricoverato in ospedale, crede di essere Luciano Rispoli e pretende di spostare Tappeto volante in prima serata.
Il muflone Nardelli è felice, ma spera sempre in un ulteriore salto di qualità.

MAX CERRONE:
C’è riuscito anche lui, ora suona nei Guerra fredda nucleare, un gruppo all’avanguardia, fondano melodie delle steppe sovietiche col noise della grande mela.
Guadagna un decimo rispetto a prima, ma non importa, ora può dar sfogo a tutta la sua vena creativa.

TOMMY BUSCAROLI:
Il detective s’è trovato un giorno in cima alle torre Garisenda, bastava un passo in avanti e sarebbe finita. Ha scelto di vivere e ora sta raddrizzando la sua penosa esistenza. Per adesso si occupa di fare le promozioni all’interno dei supermercati, l’altro giorno all’ipercoop di Borgo pubblicizzava il Salfungo, salame ungherese con in mezzo pezzi di prataiolo. Non è stato un gran successo, ma il detective sta puntando a qualcosa di meglio, tra due mesi si libera il posto di capo dei servizi antitaccheggio, e lui vuole arrivare lì. Lui vuole tornare all’azione.

GIANNI & LIVIANA THE SOUND OF RIVIERA:
Il gruppo va gonfie vele. Hanno una nuova divisa color cipolla di tropea ed hanno notevolmente incrementato la scaletta con hit caraibiche, non se ne può fare a meno se vuoi sfondare in riviera. Gianni Papetti s’è fatto rifare il naso di tre misure più grandi, da vedere fa schifo, ma ora incamera un litro in più di aria e riesce a raggiungere tonalità altissime. Liviana Torri suona sempre con i pantaloni .
Randazzo qualche volta telefona a Max, gli racconta come va, ora è felice, il batterista dei Pooh gli ha firmato la pelle del rullante.

LA SIGNORA PARDELLI ED IL GEOMETRA CECCHI:

Sono felici. Lui continua ad uscire in maniera losca, ma lei s’è messa l’anima in pace, le piace pensarlo ubriaco con i suoi amici semi alpini in qualche trattoria della regione.

Il ristorante balera “Veliero d’oro” di Casalborsetti è sempre là, pieno di gente, placidamente addormentato sul lungomare adriatico. Se vi capita andateci. Ne vale la pena, fanno una paella valenciana con trionfo di astici che è niente male
postato da: corradopeli alle ore 14/11/2007 17:50 | link | commenti
categorie:
sabato, 10 novembre 2007

Il “veliero d’oro” di Casalborsetti (nona puntata)

Il “veliero d’oro” di Casalborsetti (nona puntata)

MAX CERRONE

Max Cerrone stava sul palco con la divisa ufficiale del gruppo. Giacca color giallo twingo con paillettes luccicanti sui risvolti. Camicia in tinta con frappone verticale sull’abbottonatura, tipo magnaccia newyorkese anni settanta. Fascia elastica addominale rigorosamente arabescata e pantaloni leggermente a campana. Ai piedi due stivali a punta in finta pelle. Faceva la sua bella figura.
Era appena terminato il settimo pezzo, la mazurka del passatore, quando Gianni Papetti, il leader, si girò verso di lui: “Che cazzo stai facendo stasera?! Non ne azzecchi una! Guarda che ti caccio! Adesso c’è Amarsi piano sugli scogli, devi partire tu con l’arpeggio, vedi di non fare errori!”

Vai tranquillo, vai tranquillo, è il mio pezzo preferito, vedrai che non lo sbaglio.

ORE 22.30

Giacomo Pedretti aveva gli occhi fissi su di lei. S’alzò in piedi con il tovagliolo sporco di pomodoro in mano. Non riusciva a parlare. Marilena Facchini s’avvicinava a piccoli passi, anche lei non parlava. Tutto il resto era lontano mille miglia da loro.

Tommy Buscaroli e la signora Pardelli non credevano ai loro occhi. Il geometra Cecchi, il marito infedele, se ne stava in piedi su una sedia, con una bottiglia di Barbaresco di Giacosa del novantasei in mano, sette coglioni ai suoi piedi, con altrettanti ridicoli cappelli da alpini infarciti di medaglie, cantavano una vecchia hit dell’Equipe 84.

Max Cerrone si passava lentamente l’asciugamano sulla fronte e sul collo, nel mentre toccava lievemente la pedaliera degli effetti, aveva inserito Turbohardheavydeathmetalcore, si avvicinò con due passi al centro del palco, lento e calmissimo, poi attaccò con il riff di Smell like teen spirit dei Nirvana, a velocità raddoppiata e con tutta la cattiveria che aveva in corpo.

A Franco Nardelli qualcosa non quadrava del tutto. Intanto quei nipoti degli alpini stavano facendo un po’ troppo baccano, poi quella canzone che stava sentendo lo lasciava un po’ perplesso.

ORE 22.34

Giacomo Pedretti e Marilena Facchini si gettarono l’uno nelle braccia dell’altro e si misero a limonare come due bambini delle scuole medie. Un paio di lacrime cadevano dai loro occhi.

Il geometra Cecchi, ubriaco come un pescatore scozzese, riuscì a riconoscere la moglie, tentò di raggiungerla, ma incespicò malamente nella sedia e finì nella fiamminga del friggione, col cappello placidamente adagiato nella julienne di carciofi e rape. Intanto la signora Pardelli mollava uno schiaffo in faccia al povero detective, al quale rimaneva stampato sulla guancia destra la fede, l’anello di fidanzamento e l’anello comprato a quindici anni al mercatino dei freak di Lugano.

Intanto Gianni Papetti era impazzito, per un attimo non aveva capito nulla, poi aveva preso in mano un vecchio microfono anni cinquanta, quelli da quasi un chilo, e l’aveva scagliato in fronte a Max Cerrone. L’eroico chitarrista giaceva esanime a terra tra i lancinanti suoni che la sua gibson nera continuava imperterrita ad emettere.

Il Muflone Nardelli non credeva ai suoi occhi, un attimo per comprendere la situazione, per distinguere, cioè, i buoni dai cattivi, poi lasciò partire una sventola a mano aperta dal basso verso l’alto sulla faccia di Gianni Papetti. Il povero Papetti finì steso sotto la batteria di Randazzo, fuori uso, knock out, non aveva più il naso ed il toupet che portava in testa era volato sul sax del Giacometti. A quel punto Liviana Torri, moglie di Papetti nonché corista del gruppo, intervenne decisa, s’aggrappò alla schiena del Nardelli e lo addentò al bicipite destro, proprio dove s’era fatto tatuare il codice a barre dell’emmenthal switzerland, sua passione fin da quando aveva sette anni.

Intanto Tommy Buscaroli, con cinque dita rosse sulla faccia, non ci credeva più, vedeva allontanarsi i suoi soldi e la sua carriera da investigatore privato, allora con un gesto fulmineo rubò ad un cameriere una fiamminga per otto di spaghetti allo scoglio e la scaraventò a due mani verso la tavolata dei nipoti alpini, una canocchia ardente s’infilò nella camicia di Genunzio De Rosa, il quale mollò un urlò lancinante che raggiunse il Nardelli dall’altra parte del locale.

Il muflone Nardelli con un secco colpo di reni si scrollò di Liviana Torri, la quale finì sulla tavolata di un addio al celibato, il futuro sposo la scambiò per la troiona promessagli dagli amici e si fiondò deciso con la faccia tra le sue generose tette.
Il Nardelli mise a fuoco il salone ed individuò da dove provenivano quei lancinanti lamenti, quei fottuti alpini, partì in corsa come un cinghiale selvatico, stese con due spallate un paio di clienti, scaraventandoli a metri di distanza, poi prese il geometra Cecchi e lo costrinse a dare tre incornate vincenti all’attaccapanni di ferro battuto.

Giacomo Pedretti e Marilena Facchini erano ancora avvinghiati a centro sala. I due amici di Giacomo avevano cominciato a lanciare cozze e vongole verso tutti i tavoli.

La situazione era incontrollabile.

Max Cerrone s’era ripreso, s’era piazzato a centro palco e faceva roteare minaccioso il microfono, il sangue sgorgava copioso dalla sua fronte.
”Stai calmo Max, stai calmo, devi farti medicare”.
“Randazzo non mi rompere i coglioni, chi s’avvicina lo fulmino”.

Nel frattempo la signora Pardelli aveva impugnato un’aragosta del New England e con questa aveva cominciato a frustare i fianchi del muflone Nardelli, lui non se ne accorgeva nemmeno e continuava a plasmare e demolire i corpi di tre poveri alpini.

Tommy Buscaroli, straziato, tolse il filtro ad una lucky strike e se l’accese, poi mollò un calciò clamoroso nei coglioni del caposala, così, solo per fare qualcosa, e si avviò verso la porta.

In quel preciso istante un pesciolino birichino, per la verità ben fritto, finì non si sa come nell’occhio destro del già martoriato Max Cerrone, il quale automaticamente mollò il microfono, questo, a velocità folle attraversò tutta la sala e andò a colpire in piena nuca il muflone Nardelli, questi cadde a terra con un tonfo sordo, senza nemmeno gridare
postato da: corradopeli alle ore 10/11/2007 10:26 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 07 novembre 2007

Il “veliero d’oro” di Casalborsetti (ottava puntata)

Il “veliero d’oro” di Casalborsetti (ottava puntata)

MAX CERRONE

Max Cerrone, schifato, accordava la sua chitarra sul palco della balera ristorante “Veliero d’oro” di Casalborsetti.
“Andiamo, proviamo l’attacco di lambrusco e sangiovese!” Gianni Papetti era su di giri, orgoglioso della sua orchestra.

Lambrusco e sangiovese…
…la sagra del paese…..

Come faccio. Non posso suonare questa roba. Io ho una dignità. Ho venticinque anni, adoro Jimi Hendrix, i Led Zeppelin, i Nirvana, gli Afterhours, io non posso suonare sto schifo. Pemsava Cerrone.

“Bravi, bravi, ottimo. Oggi forse ci viene a vedere Raul, Raul Casadei in persona.”
“Fanculo”.
“Cosa? Hai detto qualcosa Max?”
“No, no, niente”.
“Ah, bene, comunque da te voglio più convinzione, la gente deve vedere che noi ci divertiamo a suonare per loro. Noi dobbiamo trasmettere calore. Va bene? Riproviamo banane e lampone di Morandi. Con tutta la carica che avete”.

GIACOMO PEDRETTI

Giacomo Pedretti era seduto al tavolo 26 del ristorante balera “Veliero d’oro” di Casalborsetti. Con lui gli amici Marco Donattini e Andrea Venturoli.
Era la sera della verità.
Poteva essere rilanciato nel mondo degli scapoli d’attacco, quelli da una botta e via, o poteva definitivamente sprofondare nella depressione di una storia d’amore finita. Per il momento stava a mezz’aria, non euforico ma nemmeno distrutto, si masticava un piatto di strozzapreti scampi e rughetta niente male.
“Vedrai che dopo ce la spassiamo, Jack, nel baule ho un tubo da quattro palle Slazenger, quelle che usano a Wimbledon, non so se intendi?!”
Adesso cominciava un po’ a deprimersi.
“Andiamo al Rancid 96, è pieno di polacche, le devi tenere lontane a calci”.
Ora era in caduta libera verso l’amarezza.

Ma davvero a ventott’anni mi devo rimettere a pippare della bamba e a rimorchiare delle polacche sulla riviera romagnola? Forse questo non è più il mio ambiente.

Era distrutto.

Gli scampi perdevano sapore e gli montava in gola una tristezza più amara ancora della rughetta selvatica che condiva la minestra.
Poi, in quell’istante, nel momento peggiore della giornata, entrò lei.
Marilena Facchini.
Quella che l’aveva mollato poche ore fa. Dopo sette anni. Quella che lui aveva cresciuto e che si era ribellata.
Lui fisso su di lei, con in corpo un mix di sensazioni da far paura.
Lei fissa su di lui con gli occhi lucidi. Carichi di lacrime…

FRANCO NARDELLI

Franco Nardelli non stava mai fermo. L’aveva detto.

Lavorare, lavorare sempre e sarò premiato, andrò a fare ordine al cocco, al prince, al byblos, lavorare sempre sodo.

Camminava avanti e indietro, tra l’ingresso, i tavoli e l’immenso parcheggio del ristorante balera “Veliero d’oro” di Casalborsetti. I suoi muscoli guizzanti e lucidati con la canfora mentolata luccicavano come diamanti, l’opera certosina di depilazione dava i suoi frutti. Le vecchie ballerine di polka se lo sbranavano con gli occhi, a lui non dava tanto fastidio, meglio desiderati che scartati. Ma non era quello che importava, il muflone Nardelli attendeva soltanto l’istante propizio, una piccola scintilla, solo una spintarella, uno schiaffetto, uno sgambettino, un minimo accenno di baruffa e lui sarebbe stato pronto ad intervenire.
E quella sera, finalmente, scoccò la scintilla che il Nardelli tanto attendeva.

TOMMY BUSCAROLI

Il detective aveva fatto scattare il piano. Se ne stava accucciato nel suo vecchio Saab anni settanta color sabbia quando, caricata come una balestra, lo raggiunse Marilena Pardelli.
“Allora detective, è là dentro?”
“E’ dentro, è dentro”.
“E’ sempre con quella?”
“E’ entrato da solo, ma sicuramente c’era già la bionda ad aspettarlo, non ho visto di persona, ma è il settimo venerdì consecutivo che viene qui con lei”.
“Stronzo infame. Entriamo”.
“Mantenga la calma signora. Non gli dia la soddisfazione di vederla arrabbiata.”

Tommy Buscaroli si destreggiava con padronanza assoluta, rilassato, lucky strike sfatta tra le labbra, poi, quando era vicino alla risoluzione di un caso era ancora più trasandato e puzzone, si rifaceva apertamente al Micky Rourke di Angel Heart.
Entrò nel locale con al fianco la signora Pardelli. Paglia nell’angolo destra della bocca, il maitre gli si parò davanti con due menù in mano: “Tavolo per due?”
“Detective Tommy Buscaroli, si faccia da parte”. Aveva estratto pure il cartellino, quello che gli avevano rilasciato al corso serale di spionaggio tenuto dalla nipote di Tom Ponzi.
Entrarono nella sala e si trovarono di fronte proprio lui.
postato da: corradopeli alle ore 07/11/2007 09:30 | link | commenti
categorie: