In tanti hanno lo zio d’america, basta cercarlo.
Io no. Ho soltanto qualche parente nel sud della Germania e qualche altro nei pressi di Parigi. Mai visti.
Io però, ho lo zio di Cuba.
Ho uno zio che ha cominciato da giovane a saltare la cortina di ferro per andare in Ungheria. Seguo il football magiaro, diceva al padre. Mi curo questo principio di calvizie con delle medicine innovative, diceva alla fidanzata.
Poi il muro è caduto, ed è arrivato il mondo.
Allora via in Venezuela. Ma qui le amicizie erano pericolose.
E allora cambio di rotta. Samba do Brasil.
Poi il voltone, la Tahilandia. Ma inglese e tailandese non sono lingue facili.
Così, dopo tanto peregrinare, eccolo scoprire Cuba.
Adesso vive lì, attorno alle stanze del potere.
Più avanti vi racconterò del mio zio di Cuba.