Allora, intanto rispondo a chi mi ha chiesto di scrivere più spesso perché “ha sete di cultura”, premesso che ho grossi indizi sulla sua identità, gli rispondo che sono lusingato ma che se ha “sete di cultura” può tranquillamente andare a bere da un’altra parte, perché qui ne trova poca.
Scrivo poco? A me sembra tantissimo, comunque sia il problema è che la mia vita non è così interessante da avere tutti i giorni qualcosa da raccontare.
Però questo fine settimana qualcosa di bello l’ho fatto, venerdì sera sono stato a vedere il concerto dei Babyshambles a Bologna, per chi non li conoscesse è il gruppo di Pete Doherty, ex Libertines, famoso per la sua lovestory con Kate Moss, ed anche per tutto quello che beve, fuma e si inietta.
Che dire, si sono allegramente presentati alle 00.45, tre ore in ritardo sul programma, Doherty era nelle condizioni in cui tutti speravamo, completamente strafatto, ingovernabile, gestito a fatica dai suoi compagni.
Ha tentato di rompere un faretto che lo infastidiva (non riuscendoci).
Si è intascato tutto quello che pioveva sul palco (almeno 10 accendini, un cd, uno striscione, una maglietta…).
Ha scagliato un pezzo di amplificatore sul pubblico.
Non ha mai finito una canzone al primo tentativo.
Si è fumato almeno trenta paglie.
Se n’è andato a metà di un brano lasciando il gruppo a guardarsi negli occhi, per poi tornare ancora più strafatto di prima.
Ha quasi decapitato il suo bassista.
Ha maltrattato ogni microfono gli capitasse sotto tiro.
Tuttavia hanno suonato per un’ora e un quarto, ed è stato un concerto da ricordare, mi sono ributtato a pogare, roba che non facevo dal concerto dei Rage Against the Machine del ‘95 (o ‘96?) a Milano.
Vi appiccico due foto che ho scattato, non si capisce molto, ma non potevo fare di meglio.
Ho visto il film di Alex Infascelli, strombazzato a destra e sinistra.
Mentre lo vedevo provavo angoscia. E poi ancora angoscia. E ho pensato che per fortuna non soffro nessuno dei seguenti mali: attacchi d’ansia, paranoia, stress, panico, bulimia, anoressia, esaurimenti, insomma mi ritengo sostanzialmente sano, perché altrimenti poteva essere un film pericoloso.
Al termine ho decretato un “Bel film”.
Poi mi sono imbattuto in una recensione totalmente negativa, l’ho letta e mi sono detto, sempre coerente con la mia incoerenza.
E’ vero. Non è poi un granchè.
E adesso?
Io vi consiglio di vederlo. Sicuramente in compagnia, non da soli, non al buio.
Poi, ma solo dopo, leggete questa recensione qui.

«Il Mali migliore» è il documentario realizzato da Matteo Romagnoli che giovedì 25 maggio, alle ore 21.30, sarà proiettato alla Sala dell’Annunziata di Imola (Via Fratelli Bandiera 17/a) nell’ambito della mostra di Bruno Zanzottera «L'ultimo sogno africano di Arthur Rimbaud».
Una volta ero bravissimo a rimandare, ero un maestro nel fare domani quello che potevo fare oggi, adesso non posso più, sbatto sempre più spesso la testa contro cose che devo concludere assolutamente, schianto la fronte contro quella montagna immensa che è il dovere. E mi faccio male, cazzo se mi faccio male.
Un anno fa un mio amico mi offre a 200 euro la sua vecchia vespa 125 del 1980.
Cazzo, un affare. Mi dico.
360 per l’assicurazione.
30 circa per il bollo.
40 e più per un casco all’ipercoop.
Poi circa un altro 40 per il collaudo.
E dopo 5 chilometri non tiene più il minimo.
Che bazza. La vespa.
Allora, visto che vi ho parlato di Lords of war, uscito da tempo, adesso vi dico di un film uscito ancor prima, di quelli che, a differenza di Se mi lasci ti cancello, mi ero ripromesso di andare a vedere soltanto per il titolo: E morì con un felafel in mano. Poi, come sempre, mi è passato di mente, è così me lo sono trovato sul server del buco in cui lavoro, scaricato da qualche pirata informatico che, sono sicuro, non l’avrà nemmeno visto. Io me lo sono preso e guardato, due volte in due giorni, e adesso vi consiglio di cercarlo e vederlo. Non vi cambia la vita, d’altronde nessun film ve la cambierà mai, ma vi garantisco un paio d’ore molto divertenti.
Adesso mi sono ripromesso che leggerò il libro da cui è stato tratto.
Lo so già. Me ne dimenticherò.
...oggi per me è stata una di quelle giornate anonime che le prendi e le butti nel mucchio delle giornate che devi per forza trascorrere nella tua vita, che di giornate così ne ho collezionate parecchie. Io ogni tanto ci penso alla mia collezione di giornate anonime, che se avessi un album lo avrei già riempito, prendi attacca e appiccica all’album della vita. E avrei anche parecchi doppioni da scambiare.
Tratto da "la mia coscienza è la traccia sette dell'ultimo album dei sigur ros", scritto da Corrado Peli e pubblica da Statale 11 editrice
"Se mi lasci ti cancello".